iOS e pagamenti in mobilità, PayPal esplora l’integrazione del Touch ID nelle app mobili

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Ora che Apple ha ufficialmente lanciato le API Touch ID, PayPal ha iniziato a scaldare i motori in attesa di poter integrarne le funzionalità nelle sue app mobili.

iOS-8-Touch-IDUna delle novità più intriganti per gli utenti, presentata da Apple al WWDC di lunedì scorso, sono senza dubbio le API Touch ID che consentono di integrare il riconoscimento delle impronte digitali all’interno delle app di terze parti preservando comunque la sicurezza dei dati personali. Una feature che ha acceso gli animi di alcune società, tipo PayPal, che ora scalpita per dare inizio alla sperimentazione.

In effetti non fa una piega. Uno effettua un acquisto su eBay, apre l’app PayPal e autorizza il pagamento con l’impronta del pollice: semplice, pratico e anche molto sicuro. Questo è lo scenario che ci attende da qui ai prossimi mesi, e non è un caso che un team di ingegneri PayPal sia stato avvistato ai seminari sul Touch ID della Worldwide Developers Conference di Apple. Lo racconta BusinessInsider, che scrive:

“Sembra un’API abbastanza semplice da usare, ma stiamo ancora nella fase di esplorazione delle possibilità,” ci dicono le fonti PayPal. Anuj Nyar, il responsabile senior delle iniziative globali di PayPal ha confermato in una mail che gli sviluppatori della società erano presenti alla sessione.

Allo stato attuale, come noto, il Touch ID è presente solo su iPhone 5s e consente solo poche operazioni, ovvero lo sblocco del telefono e l’autorizzazione agli acquisti su iTunes Store. Ci è voluto più di un anno per arrivare all’apertura completa verso gli sviluppatori di terze parti; ma è una lentezza ampiamente giustificata dai rischi connessi con un simile scenario. Immaginate il danno d’immagine (e i danni materiali?) che deriverebbe da una violazione dei sistemi di sicurezza di Cupertino.

Qui si fondono assieme dati biometrici, informazioni altamente personali e carte di credito: un mix esplosivo, sufficiente a mettere in ginocchio colossi come Apple, se qualcosa dovesse andar storto. Ed ecco perché tanta attenzione ai dettagli, nonostante in linea teorica la mela abbia scelto di stipare fisicamente i dati sensibili in una “Secure Enclave” (Enclave Sicura) contenuta a sua volta all’interno del chip A7 del telefono; inoltre, lo smartphone non conserva le scansioni delle impronte come immagini ma sotto forma di mappa sintetica delle pliche della pelle, protetta a sua volta da algoritmi di crittografia.

Vedremo un po’ come evolverà la situazione, visto che a Cupertino si lavora già da tempo ai pagamenti in mobilità.

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